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Umberto Saba
Nacque a Trieste nel 1883 e morì a Gorizia nel 1957. Era ebreo; l'amore alla vita e lo religiosa accettazione del dolore, retaggio biblico del popolo ebraico, erano in lui acuiti da una penosa situazione familiare. Malinconici e solitari trascorsero gli anni della fanciullezza; il ragazzo cercò conforto alla lontananza da casa, in campagna, alla quale erano legati i ricordi sereni dell'infanzia, vagheggiando la figura del padre, fino a farne una presenza mitica.

Iscritto alla scuola commerciale, non portò a termine gli studi, ma si imbarcò come mozzo su un bastimento mercantile. Quando tornò alla casa materna, maturato da quell'esperienza umana, aveva scoperto in sé quella pietosa disposizione a «guardare e ad ascoltare», che  è la radice della sua poesia. Era questo il suo modo di stabilire un rapporto con lo realtà, una realtà amata nei suoi aspetti più modesti e rivestita d'una parola devota come un'offerta, e semplice come una parabola evangelica.
Un linguaggio colto, quello di Saba, eppure vivo, originalissimo per lo sua freschezza; un discorso isolato, e come temi e come forma, in un tempo in cui facilmente i poeti soggiacevano all'influenza del Carducci, del Pascoli o di D'Annunzio.
Egli stesso d'altra parte, aveva riconosciuto lo sua discendenza spirituale dal Leopardi. Una vena autobiografica alimenta lo poesia di Umberto Saba che  è sempre intrisa d'una sottile malinconia, sia che egli rimpianga lo dolce casa della nutrice e i lieti giochi col piccolo Glauco, sia che dipinga il ritratto spirituale della cara sposa, o che traduca, in carezza di suoni, l'affetto per l'unica figlia: una nostalgia quasi presaga gli guida lo mano quando canta Trieste e perfino quando descrive lo spensieratezza degli amici riuniti a convegno al caffè.
La prima edizione del Canzoniere fu pubblicata dallo stesso autore, che possedeva a Trieste una libreria frequentata da numerosi amici tutti scrittori e artisti. Anche i titoli delle raccolte, Casa e campagna, Trieste e una donna, Cose leggiere e vaganti, La serena disperazione, evocano quel modo dolce e malinconico, caratteristico di Saba, di ascoltare in sé l'impressione della vita, di accarezzar lo a lungo in cuore, prima di liberarla nell'onda della poesia. La seconda e terza parte del Canzoniere uscirono dopo lo guerra. Gli anni dal '39 al '45 esacerbarono lo solitudine di Saba: egli fu' l'uomo dai tanti nomi, intento solo a nascondere il suo in una Europa dove l'innocente era il reo, e il crimine era legge.

Fu l'ebreo braccato dalla disperazione, anche se riuscì a sfuggire alla milizia nazista. E fu ramingo prima a Parigi, poi a Roma, infine a Firenze, in un mondo di menzogna armata e di verità inerme. Ma né la violenza, né la paura poterono uccidere in lui la nativa umanissima gentilezza d'animo.
 


 
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