BelPaese.it  
» Friuli Venezia Giulia » Trieste  
 
Trieste
 
 

Informazioni

 » Dati del comune
 » Da visitare
 » Date storiche
 » Personaggi illustri

 

 
Italo Svevo
Nato a Trieste nel 1861, Ettore Schmitz (in arte Italo Svevo) apparteneva ad una famiglia triestina, numerosa e ricca. Il ragazzo, a dodici anni, fu mandato in collegio in Germania perché si impratichisse della lingua tedesca e per compiervi gli studi commerciali. Quegli anni gli diedero una buona conoscenza degli scrittori e dei poeti tedeschi, e gli rivelarono il mondo drammatico di Shakespeare.
Tornato a Trieste nel 1880, il giovane fu iscritto all'Istituto Commerciale Superiore; non poté completare gli studi perché il fallimento della ditta paterna lo costrinse a cercarsi un impiego. Fu assunto presso la Banca Union di Trieste, e da allora rimase ancorato, per gran parte della vita, ad un lavoro che gli era estraneo.
Cominciò per lo scrittore quel lungo monologo interiore che si concluse solo con la morte. L'ambiente del suo lavoro, osservato con acutezza e disincantata ironia, gli offerse i personaggi e le situazioni nei quali proiettare il suo modo di sentire la vita, come costante ricerca delle intime ragioni che inducono l'uomo ad agire. Ed anche se stesso egli narrò, con lo stesso disincanto.

Narrò il suo desiderio di amore e le sue delusioni, il tedio della vita d'ufficio e il tentativo di evaderne, seguendo le sue inclinazioni letterarie. Quando, sposata una cugina che gli fu compagna fedele, e creatosi una famiglia, poté migliorare gradualmente, col favore della fortuna, le sue condizioni economiche, diventando un abile uomo d'affari, ancora egli proiettò la sua vicenda sulla pagina letteraria.
Svincolatosi dalle forme nostrane della letteratura romantica e verista e dalla fanfara del dannunzianesimo trionfante, Italo Svevo incontrò tardi il favore del pubblico e perfino della critica italiana. Quando nel 1892 si presentò all'editore Treves con il suo primo romanzo: Una vita, si sentì rifiutare la pubblicazione. La vicenda non interessava, e il linguaggio, ricco di espressioni triestine e con certe asprezze teutoniche, retaggio degli anni scolastici trascorsi in Germania, non era considerato sufficientemente puro.
Due anni dopo il suo matrimonio con Livia Veneziani, egli fece pubblicare a sue spese, come già il primo, anche il secondo romanzo: Senilità (1898). Nessuno lo notò. E ancora orgoglio e umile rassegnazione, casi stranamente fusi in lui, indussero l'autore triestino ad un lungo silenzio. Lo ruppe nel 1923. Pubblicò in quell'anno: La coscienza di Zeno.  
Nel 1925, uscì sulla rivista milanese  «L'Esame», un bellissimo articolo di Eugenio Montale che analizzava, con grande acutezza e squisita sensibilità, l'opera di Italo Svevo, concludendo che, dopo il Verga, l'Italia aveva in Italo Svevo uno scrittore d'importanza europea. Ma per breve tempo doveva godere di quel tardivo successo Italo Svevo che, nel 1928, moriva tragicamente a Motta di Livenza in un incidente automobilistico.
 


 
Ricerca eventi
 

 

 
 


Segnala un evento






 
Chi Siamo - Privacy - Contattaci - Diventa Editore - Tool - Ultimi segnalati - Mappa

BelPaese.it è un progetto ed un copyright di Midweb S.r.l. - P.Iva: 01611770387. BelPaese.it non è responsabile dei siti recensiti.
E' vietata la riproduzione anche parziale del sito senza autorizzazione scritta.