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Castello di San Giusto
Una poderosa muraglia, rinverdita dai rampicanti che si sfrangiano e si aprono, lasciando intravedere il calcare, crea uno sfondo suggestivo alla Basilica. È il Bastione Rotondo del Castello di San Giusto. Nel giro di un secolo questa fortezza fu eretta, abbattuta e ricostruita: ne gettarono le fondamenta i Veneziani, allora signori di Trieste, nel 1368, ma nel 1381 il Castello non resse all'energico assalto delle milizie del Patriarca d'Aquileia, e fu quasi completamente distrutto.
Nel 1470 lo città era dominata dagli Austriaci; essi, sulle mura diroccate, eressero lo Torre Quadrata e l'edificio a due piani che oggi ospita il Museo. Nel 1508 i Veneziani, che avevano riconquistata Trieste, fecero erigere il Bastione Rotondo, ma, sconfitti nell'anno successivo dai loro nemici, cedettero definitivamente lo città agli Asburgo. Seguendo queste alterne vicende storiche, il Castello crebbe a rilento, pietra su pietra, ora ad opera dei Veneziani, ora ad opera degli Austriaci, e solo nel 1630, a più di due secoli dall'epoca della sua prima erezione, fu compiuto.
I turisti immaginano sonanti imprese guerresche, ma il Castello ebbe sempre un ruolo modesto nelle vicende militari di Trieste. Il Museo, che ha qui lo sua sede, suggerisce piuttosto una nobile tradizione d'arte, per l'armonia architettonica delle sale che hanno le pareti luminose di bei dipinti, e sono arredate con mobili antichi di finissima fattura. Suggestiva di decoro rinascimentale  è lo «Sala Caprin», che deve il suo nome alla raccolta di oggetti preziosi ivi esposti, generosa donazione del patriota G. Caprin (1843-1904). Vi figurano stupendi arazzi fiamminghi del '500, un trionfo di Venezia che ricorda, nel colore e nella linea, l'arte del pittore G. Loth, al quale infatti i critici l'attribuiscono. Alcune cassapanche cinquecentesche, di fine intaglio, completano l'arredamento; su una di queste, bella scultura in legno del XVII secolo, che rappresenta San Giorgio nell'atto di uccidere il drago.  
 Una perfetta ricostruzione degli appartamenti, che ospitavano i capitani imperiali,  è a! secondo piano. Vi si accede da un'anticamera che termina ad un poggiolo dal quale si gode lo vista della città, con le sue cose irregolari digradanti al mare fra verdi macchie di giardini.
 Un caminetto in maiolica, dai colori luminosi, orna l'anticamera. L'appartamento dei capitani imperiali  è arredato con accoglienti poltrone in pelle, una scrivania rinascimentale, pregevole lavoro di artigiani ferraresi, e con un mappamondo, della stessa epoca. Entro una nicchia posa una Madonna di scuola bizantino.
Lungo i corridoi e i camminamenti, elmi, corazze e fucili orientali lasciano spazio alle vetrine nelle quali si allineano altre armi stranamente preziose: nell'avorio e nel legno d'un corno da polvere ci stupisce il mito di Perseo. Lo scolpì un artista bavarese del '500.
 Il Castello  è lo meta d'obbligo dei turisti ed è lo passeggiata dei Triestini che vogliono abbracciare, in uno sguardo, lo loro città dall'alto; ma lo sua stagione più viva è l'estate: allora nel cortile delle milizie, che è adibito a teatro all'aperto dal 1936, si alternano rappresentazioni drammatiche, proiezioni cinematografiche, competizioni sportive che richiamano in gran numero cittadini e forestieri.
 


 
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