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Vittorio Emanuele III
Asceso al trono alla tragica morte del padre Umberto I (29 luglio 1900), Vittorio Emanuele III regnò fino al 1946. L'atteggiamento liberale dello Zanardelli venne continuato da Giovanni Giolitti il quale, salvo alcune brevi interruzioni, ed anche quando lasciò ad altri la direzione del potere (1905-1906; 1910-1911), fu il dominatore, di fatto, della situazione politica italiana.

Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale e toccò a Vittorio Emanuele III  risolvere in Italia la crisi tra interventisti e neutralisti: il 24 maggio 1915 fu dichiarata la guerra all'Austria e all'Ungheria e l'Italia si schierò cosi accanto alle potenze dell'Intesa (Francia, Inghilterra, Russia, etc.) contro gli Imperi Centrali.
La lunga guerra si concluse vittoriosamente per la nostra Patria (1918) e portò alla liberazione della Venezia Tridentina e della Venezia Giulio dal dominio austro-ungarico, ma i duri sacrifici che il popolo italiano dovette sopportare, la violenta lotta sociale, la crisi delle istituzioni liberali, le enormi difficoltà economiche, la delusione per il mancato riconoscimento dell'apporto italiano alla vittoria degli Alleati, diedero inizio ad un periodo drammatico che si concluse con l'avvento al potere del fascismo e del suo capo, Benito Mussolini (28 ottobre 1922).

Vittorio Emanuele acconsenti a tutte le riforme fasciste, che trasferirono la maggior parte dei poteri a Mussolini e crearono quel sistema della «diarchia» che lasciava al re solo il primato nominale. Intanto l'Europa e il mondo precipitavano verso la seconda guerra mondiale che scoppiò il primo settembre 1939 con l'invasione tedesca della Polonia.

Anche l'Italia, il 10 giugno 1940, entrava in guerra, schierandosi con la Germania contro la Francia, l'Inghilterra e i loro Alleati. Vittorio Emanuele III  non oppose alla volontà di Benito Mussolini quella resistenza che avrebbe risparmiato all'Italia tante sofferenze. Venuta meno la speranza di una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto, e minacciata dallo sbarco alleato in Sicilia la stessa integrità del territorio nazionale, Vittorio Emanuele III si accorse che la sconfitta avrebbe travolto non solo il fascismo ma probabilmente anche la monarchia e allora avuta l'occasione costituzionale dell'ordine del giorno di sfiducia a Mussolini approvato dal Gran Consiglio la notte del 25 luglio 1943, riprese l'iniziativa congedando e facendo arrestare Mussolini.

L'Italia visse giorni di estrema incertezza fino all'8 settembre quando, dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile con gli Alleati, la situazione si fece ancora più terribile per la presenza delle truppe tedesche in Italia, la fuga del Re da Roma a Brindisi, la liberazione di Mussolini e la costituzione di un governo fascista nell'ltalia settentrionale (la Repubblica di Salò) e per l'inizio della lotta di Resistenza. Mentre ancora si stava combattendo in Italia, il re Vittorio Emanuele III firmò a Ravello, il 5 giugno 1944, il decreto con il quale affidava al figlio Umberto II la Luogotenenza del Regno. Il 9 maggio 1946 abdicava definitivamente: si era alla vigilia del «referendum» istituzionale, referendum che segnò l'avvento della Repubblica (2 giugno 1946). Vittorio Emanuele III, andato in esilio ad Alessandria d'Egitto, morì in quella città il 28 dicembre 1947.
 


 
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