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Archita
Nato a Taranto intorno al 430 a.c. fu filosofo, uomo politico, matematico ed inventore; un genio versatile e grande come l'epoca in cui visse. Lo testimoniano esplicitamente Platone, Aristotele, Cicerone ed Orazio, i sommi esponenti della classicità greco-romana.
Archita era un seguace della filosofia pitagorica, che riconosceva nel numero il principio e l'essenza prima della realtà. Pitagora, oriundo di Samo, si era stanziato a Crotone, fondandovi una scuola filosofica, i cui membri erano legati da severe norme morali e religiose. Essi professavano la metempsicosi, dottrina diffusa più tardi da Platone, secondo la quale le anime degli esseri sono immortali e perciò, al deperire del corpo in cui si trovano, per un comando divino che le tiene segregate dal mondo incorruttibile, sono costrette ad emigrare in quello di un altro essere; così la trasmigrazione si ripete fino a che l'anima non abbia conquistato, con la schiavitù corporea, una completa purificazione.
Archita, dapprima discepolo di Pitagora a Crotone, ne divenne amico e lo ospitò per un certo tempo in Taranto, quando la scuola del saggio maestro fu distrutta per ragioni politiche.
Archita ideò le più ardite macchine del suo tempo e ne perfezionò altre già esistenti.

Inventò la vite dei frantoi per pigiare le olive; la spola per le tessiture, e persino un lontano progenitore dei nostri aeroplani: un apparecchio a forma di volatile, capace di muoversi e di star sospeso nell'aria per breve tempo. Coll'ausilio del suo sapere matematico perfezionò il flauto e la tibia, strumenti musicali a fiato assai in uso a quei tempi; architettò inoltre un apparecchio che meccanicamente produceva melodie diverse, come un romantico carillon.
La sua vita si concluse tragicamente. Esiliato dalla sua patria per le calunnie dei rivali, errò per terre straniere e finì nelle mani dei pirati, che lo posero alle catene. Dopo varie peripezie ottenne la libertà e, mentre su una nave si dirigeva alla cara Taranto, naufragò nei pressi del Gargano (seconda met・à circa del IV secolo); il suo corpo, in balia delle onde, fu abbandonato sulla spiaggia di Matina, nei pressi dell'odierna Mattinata (Foggia).
 


 
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