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Marco Tullio Cicerone |
Il più grande scrittore e oratore della latinità, nacque nell'anno 106 a. C. ad Arpino. Studiò a Roma dove ebbe grandi maestri e attese anche alla traduzione di alcuni dialoghi di Platone.
Nell'anno 80 ebbe la sua prima affermazione come avvocato difendendo un ricco cittadino di Ameria, Sesto Roscio Amerino. Nel 76 iniziò la sua attività politica e in breve percorse tutti i gradi della magistratura. Nel 75 ebbe la questura di lilibeo; indi fu edile, avendo l'occasione di difendere i Siciliani contro Verre. Nel 64 fu eletto censore e infine console. Come console sventò la congiura con la quale Catilina mirava alla rovina dello stato.
Ormai l'azione di Cicerone si svolgeva sempre più decisamente sul piano politico, mentre si avvicinava una grande burrasca durante la quale egli non riuscì a comportarsi sempre con sicuro intuito dei veri interessi della repubblica e suoi personali.
Con la costituzione, nel 60, del primo triumvirato fra Cesare, Pompeo e Crasso egli si trovò preso nella morsa di avvenimenti che avevano per protagonisti uomini eccezionali: poi, con la rivolta e la dittatura di Cesare, Cicerone sentiva di essere in balìa di un uomo più potente di lui. Ma nell'anno 44 Cesare cadde vittima della congiura ordita da Bruto e Cassio. Cicerone forse era dei congiurati.
Con la morte di Cesare non vennero restaurati gli ordinamenti repubblicani, e Antonio assunse il governo dello Stato. Cicerone pensò a salvarsi, e lasciò Roma cercando consolazione, fra l'una e l'altra delle sue case lungo il Tirreno, nello studio e nella attività di scrittore. Ritornò a molte fra le sue opere più conosciute: «Tusculanae disputationes», «De natura deorum», «De senectute», «De amicitia», «De fato», «De Divinatione», «De gloria», e «De officiis».
Sollecitato dagli amici che videro in Roma un clima più favorevole, Cicerone rientrò in città e fu invitato da Antonio ad essere presente all'adunanza del Senato del 10 settembre dell'anno 44. Cicerone non vi si recò giustificandosi con la stanchezza del viaggio, ma il giorno eseguente pronunciò, inaspettatamente, la prima «filippica», cioè lo prima delle 14 orazioni contro Antonio, nelle quali dava ammonimenti di maggior giustizia e di moderazione nel governo. Antonio fu sorpreso e irritato dall'atteggiamento di Cicerone.
Costituitosi il secondo triumvirato con Antonio, Ottaviano e Lepido nel 43 a. c., i triumviri compilarono le «liste di proscrizione», e Cicerone fu incluso nell'elenco degli uomini da colpire, steso da Antonio stesso.
Il grande oratore si rifugiò in una sua villa di Formia, con lo intenzione di prendere il mare e di raggiungere lo Grecia; ma i venti impedirono il viaggio della nave, e il fuggiasco si fece riportare nella sua casa con l'animo ormai rassegnato alla morte.
Oltre le opere già citate, ricordiamo: «De oratore», «Brutus», «Orator», «De re publica», un famoso dialogo in sei libri, pubblicato nell'anno 51, intorno alle migliori costituzioni dello Stato; «De fìnibus bonorum et malorum».
Meritano un cenno a parte le «Epistolae», che sono distribuite in quattro raccolte: «ad familiares», dal 62 al 43; «ad fratrem Quintum», dal 60 al 54; «ad Brutum»; ,«ad Atticum», dal 68 al 44. Tutte le lettere sono una insostituibile testimonianza intorno alla vita e ai tempi di Cicerone.
L'opera di Cicerone fu studiata in tutti i secoli, e fu oggetto di particolare ammirazione nel Rinascimento; essa offre un quadro vastissimo della cultura, della civiltà e dei costumi di Roma. |
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