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Pietro Giannone |
Nato a Ischitella nel 1676, fece parte di quel movimento culturale che va sotto il nome di Illuminismo. Nel 1692 iniziò gli studi giuridici a Napoli, dove si laureò nel 1698. Mentre esercitava lo professione di avvocato, si occupava con ardente passione di alcuni aspetti giurisdizionali che lo interessavano vivamente, cioè dei rapporti fra lo Stato e lo Chiesa.
Nacque così l'opera che rimane il suo capolavoro: la «Istoria civile del Regno di Napoli», opera che destò grande ammirazione e fu tradotta ben presto in tedesco, inglese e francese. In essa il Giannone contrappone l'autorità dello Stato a quella della Chiesa in materia di diritto costituzionale.
Aspramente avversato per le sue convinzioni, dovette riparare a Vienna presso l'imperatore Carlo VI e ivi scrisse il «Triregno».
Morì esule e scomunicato, dopo anni di carcere, a Torino nel 1748. Durante la sua reclusione era venuto scrivendo una autobiografica e quattro opere storiche nelle quali rivivono, alquanto temperate, le idee del Triregno.
L'autobiografia del Giannone ha un posto assai rilevante tra i memoriali del nostro Settecento, non solo perché si inserisce nella corrente di pensiero che ebbe grandissimo successo nella prima metà del secolo e che ci ha tramandato i ricordi autobiografici di Giovan Battista Vico e di Ludovico Antonio Muratori, ma anche perché vuoi essere una autodifesa dinanzi ai posteri. |
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