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Giotto |
A Colle di Vespignano nel Mugello, secondo lo tradizione più attendibile, nacque Giotto di Bondone nel 1266. Quando Cima bue, transitando per le verdi colline del Mugello vide, come narra il ben noto aneddoto, Giotto fanciullo intento a disegnare, sopra una pietra liscia e scura, una pecora del suo gregge, intuì il genio del pastorello e volle ch'egli frequentasse lo sua bottega d'arte, tra gli altri molti suoi allievi.
In quell'ambiente Giotto rivelò rapidamente lo sua personalità artistica: attraverso ricerche di volume e di spazio, di profondità e di rilievo, accentuò lo espressione dei suoi personaggi sì da renderli parlanti. Gli affreschi che rappresentano lo vita di San Francesco nella Basilica di Assisi, ed ancor più quelli nella Cappella degli Scrovegni a Padova, danno l'esatta misura di Giotto fondatore della pittura italiana.
Gli affreschi che si ammirano nelle Cappelle Peruzzi e dei Bardi in Santa Croce, hanno subìto ripetute operazioni di restauro; ma Firenze, di Giotto, ha il miracolo del Campanile di Santa Maria del Fiore, che da lui prese il nome. Per questo Campanile, Giotto, poco prima di morire, aveva disegnato i piani e aveva fornito i modelli per alcuni rilievi scultorei del basamento.
Il grande maestro morì a Firenze l'8 Gennaio 1337. «Fu sotterrato in Santa M aria del Fiore, dalla banda sinistra entrando in chiesa, dov' è un mattone di marmo bianco per memoria di tanto uomo». Più tardi Agnolo Poliziano dettò l'epigrafe nella quale si legge: 'Ille ego sum, per quem pictura extinta revixit ...'
Un episodio della sua giovinezza sta a indicare lo simpatica cordialità del suo carattere. Sul naso di una figura dipinta da Cima bue, il discepolo aveva scherzosamente disegnato una mosca, e le aveva dato tanta evidenza che più volte il maestro aveva cercato di cacciare l'insetto con la mano.
Un altro episodio narrato dal Sacchetti, scrittore fiorentino del Trecento, ci dà un'idea del sereno ed equilibrato temperamento di Giotto di Bondone. Narra dunque il Sacchetti che Giotto, mentre passeggiava per la campagna in compagnia di amici, fu fatto ruzzolare per terra da un maiale; rialzatosi, si spolverò e dichiarò serenamente: «E' giusto che mi abbia fatto lo sgambetto. Sono anni che adopero le sue setole per fare pennelli e non l'ho mai ringraziato neppure con una tazza di zuppa». |
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