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Dante Alighieri |
Uno dei più grandi poeti che l'umanità abbia mai conosciuto, e la cui opera ha valore anche di altissimo documento religioso, è Dante Alighieri.
Nato nel maggio 1265, secondo le indicazioni che il poeta ci dà nel Paradiso, Dante fu educato, come era costume del tempo, all'arte del trivio e del quadrivio. Nel 1289 fu tra i soldati fiorentini che combatterono contro Arezzo nella battaglia di Campaldino, e nello stesso anno partecipò all'assedio del castello di Coprono, contro i Pisani. Nel 1300 divenne priore, partecipando così alla più importante magistratura di Firenze.
Era quello un tempo agitato da varie discordie che minacciavano di continuo la libertà del Comune, sul quale faceva sentire lo sua volontà di dominio papa Bonifacio VIII. Per mantenere la pace nella città, straziata dalle opposte fazioni dei Bianchi e dei Neri, Dante fece allontanare da Firenze gli uomini più accesi di passione politica, e il provvedimento colpì anche il suo caro amico Guido Cavalcanti.
Fallita una ambasceria presso il pontefice per stornare la minaccia dell'ingresso in Firenze di Carlo di Valois, il predominio dei Neri si affermò decisamente (1301) ed incominciarono le vendette contro i Bianchi ed anche contro Dante, che era dei Guelfi di parte bianca, e che fu costretto, da un decreto del 27 gennaio 1302 e da un secondo decreto del 10 marzo, ad abbandonare la città e la propria famiglia.
Iniziò così la vita errabonda del poeta, che si staccò dagli esuli che tentavano di quando in quando di rientrare in Firenze. Le notizie di questo suo amaro peregrinare lontano dal luogo natio non sono molte: venne ospitato a Verona dagli Scaligeri (1304), poi fu alla corte di Moroello Malaspina in Lunigiana (1306), andò forse a Parigi, poi fu a Lucca, a Verona, e infine a Ravenna, presso Guido da Polenta; e a Ravenna morì il 14 settembre 1321.
Le opere più importanti di Dante sono: la Vita Nova, le Rime, il Convivio, il De vulgari eloquentia, le Epistole e la Commedia che i posteri chiamarono «Divina». La «Vita Nova» è la prima delle opere di Dante e si compone di prosa e di poesia. Dedicata a Guido Cavalcanti, è il testo fondamentale per la conoscenza delle concezioni dottrinarie e poetiche che sono alla base del Dolce Stilnovo ed è la celebrazione di Beatrice, la donna angelica di cui si cantano le lodi con un linguaggio altamente poetico e di toni mistici; la «benedetta Beatrice, lo quale gloriosamente mira ne lo faccio di colui qui est per omnia saecula benedictus». Un'aura di cielo, di paradiso, è diffusa in queste pagine e in queste parole della «Vita Nova».
Il «Convivio» è un trattato col quale Dante si proponeva di commentare 14 sue canzoni; lo più completa interpretazione di ogni canzone avrebbe dovuto corrispondere ad un libro, e l'opera doveva quindi essere costituita di 15 parti, lo prima delle quali di introduzione. Ma il lavoro è rimasto incompiuto e restano soltanto 4 dei 15 trattati che Dante aveva in animo di scrivere. Il primo serve da introduzione e gli altri per commentare le canzoni: «Voi che Intendendo il terzo ciel movete», «Amar che ne lo mente mi ragiona», «Le dolci rime d'amor ch'io solia»: Il titolo dall'opera «Convivium», ci spiega appunto come il libro fosse concepito da Dante quale un banchetto di scienza e di dottrina per tutti gli uomini che amano il sapere. È interessante osservare come
Dante difenda lo scelta del volgare, per un'opera che, secondo la tradizione, sarebbe dovuta essere scritta in latino. Il «De vulgari eloquentia» venne composto forse tra il 1304 e il 1307, ed è un vero e proprio trattato in due libri, in latino, in difesa però della lingua volgare che sarebbe diventata preziosissima per lo creazione della «Commedia».
Il «De monarchia» riflette la concezione politica di Dante. L'opera venne composta prima della morte di Arrigo VII (1313), imperatore nel quale Dante vedeva la possibilità di una restaurazione della pace e della giustizia, e la possibilità del proprio ritorno a Firenze. L'opera, scritta in latino, è in tre libri, ed espone tre temi: la necessità di un imperatore che regga l'umanità, il diritto del popolo romano all'impero, l'origine dell'autorità che risiede nella stessa volontà divina, cioè i temi fondamentali del pensiero politico di Dante e anche del Medio Evo. |
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