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Antonio Meucci
Nato a Firenze nel 1808, con l'invenzione del telefono si è meritato un posto nel novero dei grandi benefattori dell'umanità.

Di umili condizioni, egli esercitò dapprima il mestiere del daziere alle porte di Firenze; divenne in seguito operaio meccanico teatrale e nel 1833 emigrò in America, dove lavorò per alcuni anni al teatro dell'Avana.

Nel 1845 si trasferì a Long Island ed impiantò una fabbrica di candele, in cui, dal 1850 al 1853, lavorò anche Garibaldi. Intanto maturava nella sua mente l'idea che si sarebbe tradotta in un'importante realtà: il telefono.

Ma per tradurre in atto questa idea, occorrevano capitali che il Meucci non possedeva. Egli anzi si dibatteva continuamente in ristrettezze economiche, tanto che non riuscì neppure a trovare la modesta somma necessaria a rinnovare il brevetto che, depositato una prima volta nel 1871 presso gli uffici competenti, era stato misteriosamente smarrito.

Le penose vicende seguite a questo smarrimento sono note a tutti. Meucci morì a Long Island nel 1889 in tranquilla povertà anche se la Corte Suprema gli riconobbe il merito dell'invenzione del telefono.
 


 
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