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Via della Ghiara
In fondo al quartiere sud-est della città c'è una via immersa nel silenzio che porta il nome d'una data storica: XX Settembre; ma una volta era chiamata Via della Ghiara. In questa strada Biagio Rossetti ha lasciato l'impronta del suo fantasioso-creare in due costruzioni poste a breve distanza tra loro: la sua casa e il Palazzo di Ludovico il Moro. Quasi al limite della via è la casa che l'architetto ferrarese costruì per se stesso: un'elegante palazzina in cotto, nitida ed armoniosa nelle proporzioni, sobria nelle decorazioni.

Un'anfora lustra di rame pende ora nell'arco della porta d'ingresso: è l'insegna d'un ramaio; da una delle strette finestre ad archivolto, distribuite sulla facciata, spuntano le foglie d'una pianta di sempreverdi.

Vicino è il palazzo che, secondo la tradizione, Ludovico il Moro fece costruire sperando di poter trovare un quieto asilo nella città da cui gli era venuta in sposa Beatrice. Lo Sforza andò invece esule in terra di Francia donde non fece mai più ritorno; ed il palazzo appartenne ad Antonio Costabili ch'era stato ambasciatore di Ercole I alla corte di Ludovico.

Biagio Rossetti vi lavorò fino al 1503 portando a termine due soli lati del cortile; ma pur così incompiuto il palazzo è considerato il capolavoro del grande architetto che vi seppe profondere in felice espressione tutta lo ricchezza e l'eleganza dell'architettura rinascimentale.

Dal portico del Cortile d'onore si entra in due sale laterali affrescate dal Garofalo: la sala delle Sibille e quella delle Storie di Giuseppe. Oltre il cortile ci si trova in uno spazioso porticato che guarda su un vasto giardino all'italiana. Se saliamo al piano superiore del Palazzo, ci troviamo di fronte ad un'importantissima raccolta di ceramiche greche ed etrusche rinvenute nelle necropoli di Spina.

Le vetrine con coppe, anfore, piatti, terrecotte e bronzetti s'allineano nelle belle sale che s'inseguono in fuga armoniosa. La gente si ferma davanti a queste vetrine stupita e commossa; i bellissimi vasi a figure rosse, i va setti porta-profumi, i lacrimatoi, le piccole terrecotte rinvenute nella tomba d'un bimbo, le collane d'ambra, tutti i mille piccoli oggetti che furono cari a qualcuno, parlano al visitatore con sorprendente immediatezza.

Per secoli e secoli hanno dormito accanto ai loro morti, sotto lo sabbia grigia ed azzurrognola del litorale adriatico; ora essi ci rivelano un mondo tanto lontano dal nostro e nello stesso tempo tanto simile nel lungo amore dei vivi per coloro che non sono più.
 


 
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