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Palazzo Schifanoia |
Fra i celebri luoghi di delizia che gli Estensi fecero costruire dentro e fuori le mura di Ferrara, il Palazzo Schifanoia è l'unico che il tempo ha risparmiato; e che fosse un luogo di delizie ce lo attesta il nome stesso.
Il Palazzo, eretto a cominciare dal 1385, per ordine di Alberto V d'Este, in cotto rossigno, apre sulla solitaria Via Scandiana il suo maestoso portale di marmo costruito su disegno di Francesco del Cassa. Sulla lunga fronte appaiono in doppio ordine le finestre adorne di decorazioni. Sotto le finestre i radi passanti scivolano via frettolosi; solo i turisti, giunti al cospetto del palazzo, dopo aver vagabondato per le adiacenti vie del quartiere medievale, si fermano a naso in su e varcano la soglia.
In cima alla scala li accoglie una grande sala, la famosa «Sala dei mesi», affrescata lungo tutte le sue pareti dai pittori della corte ferrarese. Gli affreschi, che il tempo ha in gran parte deturpato, furono a lungo attribuiti a Cosimo Tura. La critica moderna, invece, vi riconosce la mano di Francesco del Cassa e del suo allievo Ercole de Roberti. È indubbio che furono molti i pittori o collaborare alla decorazione di questo salone nato per ospitare musici e poeti e danze e gaie riunioni. Cosimo Tura, il grande caposcuola, se non vi pose mano direttamente, fu con ogni probabilità il regista, l'organizzatore dell'intera opera. Di particolare rilievo sono gli affreschi della parete di fondo dedicati ai mesi di marzo, aprile e maggio.
Nella fascia superiore appaiono i trionfi delle divinità mitologiche che tutelano ogni singolo mese; in quella centrale si susseguono i segni zodiacali dei mesi; in quella inferiore, che è la più ampia, sono rappresentate in mobilissime scene le feste tradizionali di corte secondo un ritmo stagionale: Borso d'Este che parte per la caccia e che ne ritorna, la corsa al palio, Borso che rende giustizio al popolo, Borso che riceve il dono d'un canestro di ciliege, Borso che s'intrattiene con il buffone Scoccola. La decorazione della fascia inferiore è, si può dire, un'apoteosi di Borso; lo splendidissimo Duca fu infatti l'animatore di questo ciclo di affreschi volendo con essi lasciare un segno della magnificenza di cui egli, perfetto principe del Rinascimento, aveva amato circondarsi. |
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