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Palazzina di Marfisa |
All'inizio del Cinquecento, quando incominciarono i lavori per l'Addizione Erculea, il fossato che proteggeva sul lato settentrionale le antiche mura di Ferrara fu ricoperto e trasformato in una grande arteria rettilinea che, dal nome dell'interrata Fossa della Zuecca, si chiamò Corso della Giovecca.
La via è chiusa in fondo dalla Prospettiva, il grande arco settecentesco oltre il quale stormiscono i pioppi del Montagnone.
A chi arriva da Ravenna o dai paesi della costa adriatica, Ferrara viene incontro da quest'arco; varcatolo, si trova subito sulla destra il nuovo Arcispedale che ha mantenuto l'antico nome di Sant'Anna; poco più avanti, ma sulla sinistra, s'allunga sul marciapiede lo leggiadra Palazzina di Marfisa, così chiamata dal nome della bellissima dama che amò soggiornare a lungo in questa dimora. La Palazzina, a un solo piano, è ornata di un maestoso portale e di dodici finestre, protette da inferriate, che s'affacciano sulla Giovecca.
Nell'interno sono conservate preziose raccolte di mobili antichi, di quadri, di sculture, di arazzi e di strumenti musicali del Rinascimento. Nel bel giardino che si stende dietro lo casa, un via letto porta alla loggia degli Aranci, altrimenti chiamata il Teatro di Marfisa, poiché si dice che il Tasso vi abbia rappresentato, in onore della bella dama di cui era sincero ammiratore, lo sua «Aminta». |
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