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Amilcare Ponchielli
Poco lontano da Cremona sorge un piccolo paese, Paterno Cremonese, che da alcuni anni ho cambiato nome, diventando Paderno Ponchielli. La popolazione è fiera della nuova denominazione che ricorda ed onora un suo celebre figlio: Amilcare Ponchielli, qui nato il 31 agosto 1834.

Diplomatosi nel 1854 nel Conservatorio di Milano, dove studiò con Felice Frasi e Lauro Rossi, si trasferì a Cremona avendo qui ottenuto il posto di organista nella Chiesa di Sant'Ilario. Nel 1856, grazie al liberale concorso dei suoi concittadini, fece rappresentare al Teatro Concordia lo sua prima opera, «I Promessi Sposi». In seguito compose «Bertrando da Bormio» e la «Savoiarda».

Spinto dal,la miseria, accettò il posto di capomusica della Guardia Nazionale a Piacenza e, due anni dopo, quello di direttore della Banca di Cremona.

La sera del giorno 8 dicembre 1877 ripresentò al Dal Verme di Milano «I Promessi Sposi» ampliati e rimaneggiati, riportandone un entusiastico successo; successivamente alla Scala diede il ballo «le due Gemelle» e l'opera «I Lituani».

Ma l'opera che assicurò lo popolarità del musicista cremonese anche all'estero, fu lo «Gioconda», per lo quale Arrigo Boito, che volle celarsi sotto lo pseudonimo di Tobia Gorrio, scrisse il libretto.

Amilcare Ponchielli ha, nel quadro del tempo in cui operò, un posto abbastanza notevole, se si pensa al non piccolo merito di essere stato tra i pochi della età sua che, pur vivendo nel periodo del pieno fulgore del melodramma verdiano da un lato, e dell'affermazione del dramma musicale wagneriano dall'altro, ebbe una sua parola da dire: modesta, ma sua. La frase musicale di Ponchielli, pervasa da un caldo senso elegiaco, linearmente robusta, anche se non ha la virtù di sintesi lirica come quella verdiana, si palesa con caratteri propri di espressione e di colore insieme.

Nel 1880 salì alla cattedra di composizione del Conservatorio di Milano e tale ufficio tenne con profonda passione fino alla morrete (16 gennaio 1886), pur assumendo nel 1882 gli impegni di direttore e compositore della Cappella di Santa Maria Maggiore in Bergamo, per lo quale scrisse numerosa musica sacra, fra cui un «Miserere» e le «Lamentazioni» per l'ufficio della Settimana Santa.

Dalla sua scuola uscirono, fra gli altri, M. E. Bassi, G. Tebaldini, G. Puccini e P. Mascagni.
 


 
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