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Abbazia di San Sigismondo |
Non sarebbe giusto lasciare Cremona senza aver visitato l'Abbazia di San Sigismondo. A circa due chilometri dal centro della città sorge questo Chiesa, fondato il 10 giugno 1463 per ricordare un fatto politico importantissimo per la Lombardia di allora: l'unione dei Visconti con gli Sforza. Sotto l'ancona dell'altar maggiore si legge ancor oggi un'iscrizione che dice:
«Qui Francesco Sforza della famiglia Sforza, duca di Milano, si unì in matrimonio con Biancamaria figlia di Filippo Visconti: ciò come d'uso significò e con la parola e con l'anello nell'anno 1447».
Un'altra iscrizione spiega poi come Biancamaria avesse donato l'altare e l'abbazia ai monaci di San Geralamo per ricordare il fausto giorno. Del progetto per l'erezione fu incaricato un ingegnere militare del duca, il notissimo architetto cremonese Bartolomeo Gadio, che iniziò appunto la costruzione nel 1463.
Il vescovo di Cremona, conte Bernardo dei Rossi di S. Secondo, benediceva la prima pietra recante gli stemmi dei Visconti e degli Sforza e l'effigie dei santi Sigismondo e Gerolamo.
L'insieme, nella sua linea di estrema semplicità, è monumentale. La facciata è divisa in due ripiani da una trabeazione sostenuta da quattro lesene doriche coronate da un timpano e da cinque piccole guglie. La porta, sopra cui si apre un grande finestrone circolare che dà luce alla navata, è sostenuta da due colonne ioniche di un certo sapore barocco.
L'interno, a croce latina, è a una sola navata e ha sei cappelle per lato; vi si può ammirare il meglio della scuola cremonese, e qui ogni artista ha lasciato lo sua impronta: dipinti dei fratelli Campi e di Bernardino, cui si deve anche il disegno dell'organo, quadri dei due Boccaccino, del Soiaro, sculture del Bertesi, intarsi di Gabriele Capra.
Il campanile è a fusto ottagonale con finestre tra beate su ciascuna faccia e terminante a forma cilindrica. D'estate i rondoni vi ruotano intorno turbinosi, radono i cornicioni e le vecchie mura con uno stridio che pare un saluto. |
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