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Santa Maria Maggiore |
La Basilica fu iniziata nell'anno 1137, su disegno di maestro Fredo, come si può leggere sull'arco del portale trecentesco a sud, «la gran porta australe». «In Cristi nomine amen. In limine superiori Beatae Mariae Virginis civitatis Pergomi fuit anno dominice incarnationis millesimo centesimo trigesimo septimo sub domino papa Innocentio II sub episcopo Rogerio regnante rege Lothario per magistrum Fredum».
Da tempo così lontano da sembrarci favoloso, una epigrafe tramanda fino a noi, e a quelli che dopo noi guarderanno i colori grigi e rosa delle pietre della basilica, il nome di «maestro Fredo»: niente altro che un nome. E noi vediamo il bravo architetto, di cui sappiamo poco più del nome, affaticarsi dietro la sua bella fabbrica, attorniato da umili muratori che s'avventurano sulle impalcature, che levano fino alla cupola pesanti pietre portate da lontano dai lenti carri trainati da cavalli e buoi.
Il buon popolo di Dio osserva il lavoro dei maestri di pietra che scolpiscono i leoni rossi e bianchi dei protiri, le figurazioni simboliche dei portali, le statue e i pinnacoli, la corona delle gaie arcatelle delle absidi; i cavalieri, i signori e i mercanti guardano compiaciuti ed approvano la bellezza dei marmi, la vivacità degli affreschi, i preziosi arredi d'oro e d'argento e i paramenti sacri che le sacrestie gelosamente custodiscono, e offrono il loro denaro per far più splendida la basilica; gli abitanti del contado salgono a vedere il prodigio e diffondono nelle terre vicine la notizia che a Bergamo sta nascendo una delle chiese più mirabili d'Italia.
Di tanto in tanto, il vescovo, vestito di rosso, lascia con i canonici il suo palazzo, si intrattiene con i maestri muratori, gli artigiani, i famosi maestri campionesi, e vede nella loro opera un inno di fede e di glorificazione del Signore Iddio e della Vergine Maria.
Guardiamo ora, lentamente, l'esterno della basilica: il protiro che guarda nella piazzetta del Duomo è di Giovanni di Ugo da Campione (1353). Due colonne poggiano su due leoni e sostengono l'arco che ha eleganti decorazioni. In una cella trifora sono racchiuse le statue di S. Barnaba, S. Proiettizio e la statua equestre di S. Alessandro, e in un tabernacolo a piramide le statue della Madonna col Bambino e delle Sante Esteria e Grata. opere di Andreolo de Bianchi.
A sinistra del protiro una piccola abside e un portale romanico, anch'esso di Giovanni da Campione (1376): una lunetta con la «Natività di Maria» e affreschi che abbelliscono le strutture. Ed ecco la Sacrestia Nuova (sec. XV) e la grande, incantevole abside mediana a cui risponde, come una eco, e ne ripete le forme, l'abside seminascosta dallo slanciato campanile del XV secolo, opera di Bertolasio Moroni.
Sulla Piazza Rosate s'affaccia il protiro di Giovanni da Campione (1360); il tabernacolo gotico cuspidato di Antonio d'Alemagna (sec. XV) crea un contrasto di grande effetto con il ritmo del protiro. E ci rimane ancora da ammirare la porta detta della Fontana, anch'essa con un delizioso protiro. |
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