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Cappella Colleoni
L'architettura romanica e medievale di Santa Maria Maggiore si accorda mirabilmente con la rinascimentale Cappella Colleoni, edificata da Giovanni Antonio Amadeo (circa 1447 - 1522) che la compì tra il 1470 e il 1476. Il prospetto della Cappella riflette il gusto della rinascenza lombarda, nel prezioso gioco dei rosoni, delle finestre, dei portale, della galleria, delle lesene, delle colonnine, nella policroma vivacità dei marmi, nel garbo dei rilievi del basamento rappresentanti scene del Vecchio Testamento e storie di Ercole, nei medaglioni dei Cesari e di altri personaggi.

L'interno  è quanto mai ricco di pitture del '700 (di G. B. Tiepolo, di Angelica Kauffmann, del Cignaroli) e di motivi ornamentali (banchi lignei del Caniana). Ma l'occhio corre subito alle tombe del condottiero e della giovinetta Medea, entrambe dell'Amadeo. 

La prima consta di due sarcofaghi: l'inferiore  è ornato di bassorilievi che rappresentano storie della Passione e statue di Virtù; il superiore, l'Annunciazione, l'Adorazione del Bambino, l'Epifania. La statua equestre del Colleoni, opera di Sisto Siry (1501), in legno dorato (solo nel 1875), corona il monumento ed  è racchiusa entro una arcata, tra due statue di Virtù.
Nell'anno 1842 venne trasportata nella Cappella, dalla chiesa di Santa Maria della Basella, che sorge presso Urgnano, la tomba di Medea, amatissima figlia del grande capitano di ventura.
Si narra che Medea ammalasse nel febbraio del 1470 e fosse curata con ogni affetto dal padre che la vegliò giorno e notte: invano, però, ché la dolcissima giovinetta gli fu strappata dalla morte.
Egli rivestì il corpo di Medea con le vesti più belle, la depose con le mani abituate a maneggiare la spada e divenute, nell'atto pietoso, lievi e delicate, nella bara ed accanto all'esanime corpo mise un passero imbalsamato che era stato compagno di giochi di Medea bambina. 

Poi le fece innalzare dall'Amadeo il monumento funebre «in cui prevale la calma gentilezza dell'immagine della defunta, tornito e candido blocco reso più lieve dalla finissima operatura dei ricami e quasi diafano dal contrasto con il fondo a losanghe di marmi bianchi e neri». (Carli-Dell'Acqua).
 


 
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