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Bartolomeo Colleoni |
Lungo le rive del Serio, non molto lontano dal grosso centro di Martinengo, sorge un castello che porta, nel rosso dei mattoni tatuati dal vento, i segni di tanti secoli di vita. Il nome del castello è Malpaga, e fu casa e reggia, o forse più esattamente piccola corte, di un capitano di ventura del '400, uno dei più famosi e dei più temuti. Il castello faceva parte di urla serie di fortilizi che costellavano il territorio della Serenissima Repubblica di Venezia là dove toccava i confini con altri stati, e in particolare con il Ducato di Milano.
Dalla torre merlata le scolte potevano sorprendere il passaggio di soldati, lo sfrenato galoppo dei cavalli, l'affaccendarsi dei servi e dei contadini. Ma il condotti ero poteva, dalla sua rocca, ascoltare soprattutto la voce degli emissari che prestamente potevano riferirgli ciò che i reggitori delle città vicine tramavano, e tessere egli stesso una complessa ragnatela di insidie, di sospetti, di intrighi. Il Colleoni nacque a Solza nell'anno 1400 da Paolo e Riccadonna dei valvassori di Medolago, e fu, negli anni giovanili, al servizio di Filippo Arcelli, signore di Piacenza.
Nel 1419 passò alle masnade di Braccio da Montone, condottiero di Alfonso d'Aragona, e poi a quelle di Muzio Attendolo Sforza (1424). Durante la guerra di Venezia contro Filippo Maria Visconti (1431), Colleoni fu assoldato dalla Serenissima e divenne un capitano molto stimato. Erasmo da Narni (il famoso Gattamelata) lo portò con sé a combattere nell'Italia centrale e meridionale dal 1432 al 1437. Quando si riaccese la guerra veneto-viscontea, egli fu accanto al Gattamelata che aveva assunto il comando generale delle truppe venete, in sostituzione del marchese di Mantova (1438).
Il Colleoni fu l'organizzatore della resistenza presso Verona, che decise della lotta, e che permise ai Veneziani di stipulare con proprio vantaggio la pace di Cremona (20 novembre 1441). Nell'anno 1458, il Colleoni ottenne dalla Repubblica di Venezia il bastone di comandante di tutte le milizie della Serenissima; allora a tramandare la sua gloria volle far ornare la sua piccola corte di Mal paga, in cui rimarrà fino alla morte, «mantenendovi 600 cavai ieri e dandovi ricevimenti, feste, tornei, cacce», di pregevoli affreschi attribuiti al Romanino, a ricordo della visita del re Cristiano I di Danimarca.
Fece inoltre erigere, sull'area della sacrestia di Santa Maria Maggiore, la cappella che oggi porta il suo nome e legò a Venezia una cospicua somma di denaro perché la Repubblica gli facesse innalzare un monumento sulla Piazza di San Marco.
Il Senato della Repubblica accettò sì di far erigere un monumento al suo condottiero ma non volle poi collocarlo « per non creare pericolosi precedenti» in Piazza San Marco e relegò nella Piazza della Scuola di San Marco la bella statua equestre del Verrocchio.
Così spariva dal mondo uno dei più grandi condottieri del '400 italiano. |
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